mercoledì 3 luglio 2013

L'uomo, gli Angeli e la ricerca di Dio (2)

Riprendiamo il discorso iniziato la settimana scorsa con questo post.
La nascita della scrittura è stata datata in epoca abbastanza tarda rispetto all'evoluzione dell'homo sapiens.
Questo perché all'inizio la comunicazione era soprattutto verbale: ogni cosa veniva trasmessa oralmente, di padre in figlio, da una generazione all'altra. Ancora oggi presso alcune tribù arabe per reclamare la proprietà, ad esempio, di un pozzo nel deserto, basta nominare 6-7 generazioni precedenti della propria famiglia che l'hanno posseduto.
E d'altra parte sono famose, perché le vediamo spesso in tv, le pitture rupestri di alcuni siti archeologici di tutto il mondo, le quali vengono spesso descritte come un modo per trasmettere ad altri storie vissute dall'autore dei disegni, o per avvisare della presenza di animali da cacciare, ecc..  
Tutto ciò per dire che prima di quella che noi chiamiamo scrittura, l'uomo ha sempre trovato un modo per comunicare.
La scrittura così come l'intendiamo noi nasce, probabilmente, presso i sumeri che avevano l'esigenza di tenere i conti dei propri traffici e scambi mercantili, per cui dovevano avere qualcosa di più certo e sicuro che non la memoria umana.
Non sono in grado di spiegarvi tante cose riguardo a quest'argomento pur così importante, ma quello che mi preme dire è che il comunicare è sempre stato sentito come essenziale nei rapporti umani, tanto che ci si è sempre ingegnati per trovare un modo per farlo.
Questo tra uomini. E tra gli uomini e gli esseri celesti? E viceversa?
Evidentemente, se ammettiamo la presenza di entità al di fuori della realtà sensibile, dobbiamo anche ammettere che in qualche modo uomini e dei (usiamo questo termine) debbano essere entrati in contatto.
Storicamente possiamo immaginare un gruppo di uomini che vive insieme, che ha leggi di convivenza comuni e comuni anche le credenze religiose.
E storicamente sappiamo, perché i testi antichi ce lo fanno sapere, che in ogni gruppo, clan, tribù, esisteva qualcuno che parlava con la divinità. Qualcuno, cioè, che conosceva il linguaggio per entrare in comunicazione con gli dei.

corrispondenze tra alfabeti antichi


Noi oggi sappiamo che non c'è bisogno di sacerdoti particolari per entrare in contatto con quello che noi chiamiamo Dio, che non c'è bisogno di particolari preghiere o parole, ma che ogni nostro innalzare il cuore ci fa entrare in comunicazione con l'eterno.
Dicevamo all'inizio che l'uomo ha sempre trovato un mezzo per comunicare, attraverso quei disegni rupestri o altri segni dipinti o incisi su supporti di diversa natura.
Nella lingua greca la parola simbolo (un segno che ha un significato) significa letteralmente mettere insieme, comporre. E cosa può mettere insieme nel nostro caso, un simbolo? 
Il simbolo mette insieme l'immagine che io ho davanti con un'idea, un concetto corrispondente. Faccio qualche semplice esempio. Se vedo l'immagine di un treno, magari su un cartello stradale, capisco che da qualche parte, lì vicino, c'è una stazione ferroviaria; se vedo la lettera H su un pannello, posso pensare che ci sia un ospedale o una clinica; se mi trovo davanti ad un quaderno e una penna mi viene in mente la scrittura o i compiti scolastici o che c'è una cartoleria nelle vicinanze.
Questi sono simboli semplici, che si riferiscono alla vita quotidiana. E sono anche simboli universalmente condivisi, perché in qualunque parte del mondo esista una ferrovia quel simbolo rappresenta un treno.
Esistono poi altri simboli che possono non essere dipinti, o scritti o rappresentati e che rimandano a realtà che non toccano i nostri sensi, ma restano confinate nel nostro pensiero o nella nostra anima. Ad esempio: se io pronuncio la parola padre (in qualunque lingua) il mio pensiero va a tutto ciò che quel concetto può rappresentare: il padre biologico, il fondatore di qualcosa (il padre della patria) il capostipite di un clan o di una famiglia, il Creatore di ogni cosa (il Padre Celeste).
Questa realtà viene detta archetipo, cioè un pensiero, un idea che è comune a tutti gli uomini, non solo quelli della nostra epoca (nel 1200 nessuno avrebbe immaginato un treno!), ma a quelli di tutti i tempi. Parlare, ad esempio, di padre oggi, vuol dire dargli lo stesso significato di quello degli uomini della Bibbia. Parliamo di idee innate, preesistenti alla nostra cultura, ma che fanno parte del patrimonio culturale di ogni uomo, inteso come singola persona (inconscio personale)  e come gruppo sociale (inconscio collettivo).

alfabeto cosiddetto angelico
Stiamo parlando insomma di forme di pensiero e dell'immaginario umano eterne, appartenenti a tutti i tempi.
Anche per oggi non abbiamo dato in alcun modo risposta alla domanda della scorsa volta: che c'entra tutto questo con gli Angeli, con l'uomo e con la ricerca di Dio?
Ne riparliamo la prossima volta.
Per adesso vi chiedo solo di mettere un vostro commento a quest'articoletto, esprimendo magari anche solo le vostre eventuali domande, o il vostro dissenso su ciò che avete letto fin qui, o il vostro sincero: non c'ho capito niente! Tutto quello che scriverete servirà anche a capire come e se continuare il nostro discorso.

Juan Segundo

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